Un viaggio tra memoria e mito nel cuore della Val Curone
Se durante le nostre peregrinazioni estive, stanchi dell'afa e della città, o d'inverno, quando la nebbia nasconde ogni cosa, ci addentrassimo in uno di quei piccoli paesi di montagna che si aggrappano sui pendii, potremmo notare come lontane siano quelle case dalle nostre e come diversa sia l'aria di quei posti, come ricchi siano i colori e le parole.
Le abitudini, i volti, i suoni sono gli stessi di tanto tempo fa e noi potremo ritrovare sui volti ormai rugosi degli abitanti le storie e le leggende del passato.
C'è sempre in ogni paese l'uomo anziano, il vecchio saggio della fantasia popolare, che racconta, che sa, che ricorda: e c'è in quel suo modo di rievocare le gioie e le paure del passato il piacere unico di chi si sente addosso la responsabilità, grave, di passare il testimone del tempo, di chi con la sua voce evoca i fantasmi e le leggende, le disgrazie e i momenti di felicità. Si apre negli occhi di quei pochi anziani la porta ormai chiusa dei ricordi e la voce dell'uomo sembra divenire coro di tutti gli altri che non ci sono più.
Le sue mani che si muovono sono quelle, antiche, del contadino, del pastore, del fabbro, del mugnaio, del prete, delle donne e dei bambini.
E man mano che i ricordi riaffiorano, il paese, ormai quasi deserto, prende vita.
Il testimone è passato: anche per Bruggi la storia continua.
Maria Rita Marchesotti
Sui morbidi dossi degli Appennini, nell'estrema punta della provincia di Alessandria che si incunea fra Emilia, Liguria, e Lombardia, sorge il comune di Fabbrica Curone. In questo comune, a 1100 m. in una verde gola circondata dai monti Ebro Chiappo e Carmo, troviamo Bruggi ridente frazione ricca di storia e tradizioni contadine.
Il suo nome si pensa derivi da «Brolium» che significa parco o zona verde; notizie storiche fanno risalire le origini di «Brugio», così anticamente era chiamata, circa al 1200.
Il comune ha ben sette Parrocchie nella frazione di Bruggi la Chiesa è dedicata a San Rocco; la festa del Santo cade il 16 agosto e per l'occasione la statua di San Rocco viene portata in processione per la via principale del paese.
Nel passato le vicende della Parrocchia e della Frazione sono state strettamente legate l'una all'altra. Nel 1866 il paese fu completamente distrutto dal fuoco per disgrazia, prima una metà e nel giro di pochi giorni l'altra e precisamente nel giorno di Natale. A quel tempo i tetti erano di paglia di segala e questo favorì senz'altro il propagarsi del fuoco.
Fino al 1700 sui monti circostanti vi erano ancora i lupi, dei quali si sono avute tracce fino al 1750. Molto di recente alcuni esemplari sono stati avvistati, non si sa se reintrodotti o provenienti da altre zone; anche il cinghiale, molto raro fino agli anni 80 è tornato a popolare la zona.
"Facciamogli trascorrere in serenità gli ultimi anni della sua breve vita".
Probabilmente sarà stato questo l'intimo pensiero del Vescovo Igino Bandi quando destinò il giovane Don Natale Goglino a reggere la parrocchia di Bruggi. Il Presule non fu buon profeta. Infatti il giovane prete, giunto malfermo di salute nella sperduta parrocchia dell'alta VaI Curone, vi rimase ad esercitare il suo ministero ininterrottamente per ben 55 anni, fino alla sua morte nel 1952, all'età di 80 anni.
Egli fu per gli abitanti di Bruggi una guida carismatica, in periodo travagliato della storia d'ltalia: le due guerre mondiali, l'avvento del Fascismo, la lotta partigiana, lo spopolamento della montagna.
Don Natale si preoccupò di curare i suoi parrocchiani durante le epidemie di tifo e di "spagnola". Istituì la scuola elementare gratuita e fece della canonica una delle prime aule. Per queste sue attività ebbe la nomina di Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia.
Un episodio curioso è quello dell'oro di Bruggi. Don Goglino si convinse, su segnalazione di un rabdomante, che in un terreno ci fosse l'oro. L'episodio si concluse in un nulla di fatto, ma rimane il simbolo di un'epoca di speranze.
Antonio, Giuseppe ed Ernesto, tre contadini di Bruggi, erano soliti tornare dai pascoli al suono dell'Ave Maria, ringraziando con un "Deo gratias".
Una sera, in ritardo e stanchi per via di una mucca ribelle, udirono le campane mentre erano ancora lontani.
Uno di loro, irritato, invece di pregare esclamò: "Ma sprofondassi, Ave Maria!".
Immediatamente sotto i suoi piedi si aprì una voragine che lo inghiottì con la mula.
Gli altri due scapparono terrorizzati. Tornati con i compaesani, trovarono solo un grosso buco.
Ancora oggi, si dice si possa trovare quella particolare fossa in uno dei campi della costa che portano al Pian dell'Armà.
Maria Rita Marchesotti
Pietro, il gobbo del paese, tornò una mattina senza più la sua gobba. Raccontò di aver visto delle streghe danzare cantando "Sabato, domenica...". Lui aveva concluso il canto con "...e lunedì!", e le streghe, grate, lo avevano guarito.
Giovanni, l'altro gobbo, invidioso, andò alla radura la notte seguente. Sentì le streghe cantare "Sabato, domenica e lunedì" e si intromise gridando "E martedì!".
Le streghe, disturbate e arrabbiate per la cacofonia, presero la gobba di Pietro che avevano appeso a un albero e la scagliarono contro Giovanni, che tornò in paese con due gobbe, una davanti e una dietro.
Maria Rita Marchesotti
Marien e Censino desideravano figli, ma i neonati morivano sempre. La Marien andò da una maga che le disse: "Per una settimana non prestare nulla a nessuno, e il tuo bambino guarirà".
Giorni dopo, durante un temporale, una donna bussò chiedendo un ombrello. La Marien, generosa, glielo prestò, dimenticando la promessa.
Poco dopo, si accorse che il suo bambino, nella culla, non respirava più.
Maria Rita Marchesotti
Una vecchia donna, sospettata di essere una strega, accarezzò un bambino biondo dicendo "Che bel bambino!".
Appena se ne andò, il viso del bimbo si deformò in una maschera grottesca.
La madre, capito chi fosse la colpevole, prese un falcetto ("amsurien"), si mise il rosario in tasca e corse dalla vecchia, minacciandola.
"Fallo tornare come prima!", gridò.
La strega rispose calma: "Via a casa, il tuo bambino è guarito... Ringrazia quello che hai in tasca..."
Maria Rita Marchesotti